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Castel d'Azzano - Verona

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A tutti i lettori del nostro sito!

La classe II D, insieme a tutte le altre prime e seconde della nostra scuola,  ha partecipato alle Libriadi: ecco qui i pensieri e i commenti degli alunni su questa meravigliosa esperienza…aspettando l’autore, Francesco d’Adamo, che incontreremo lunedì 27 aprile!

Buona lettura…

Caro lettore, voglio raccontarti dell’esperienza che ho fatto con la mia classe (2^ D). Abbiamo partecipato alle “Libriadi”, un concorso che vede scontrarsi due o più classi. Bisogna leggere un libro stabilito dai giudici e poi rispondere a diversi tipi di domande, spesso difficili. Il vincitore (che ottiene più punti) avrà l’occasione di sfidarsi con i vincitori delle altre scuole. E quindi saltare un giorno di scuola. La cosa bella è che i partecipanti potranno incontrare l’autore del libro.

Quest’anno tutte le seconde hanno partecipato. Il libro da leggere era intitolato “Oh, freedom!”, un libro molto interessante e avventuroso. Parlava di una famiglia di schiavi africani che tenta di attraversare l’America e giungere in Canada, dove la schiavitù non era presente.

Sapendo la trama, la nostra professoressa di Italiano, la professoressa Ferro, ci ha aiutato a comprendere meglio; innanzitutto, dato che lei è anche la nostra professoressa di storia, ci ha fatto studiare gli schiavi africani, che venivano imbarcati verso l’America e costretti a lavorare come animali nelle piantagioni. Per renderci meglio l’idea ci ha in più fatto vedere un film, dal titolo “Amistad”, il nome di un’imbarcazione di schiavi. Il film ci ha fatto riflettere molto, ho visto come noi europei trattavamo persone che sembravano diverse, ma non lo sono. Inoltre, ogni sabato all’ultima ora (quinta) la professoressa ci portava in aula lettura per leggere il libro, una cosa noiosissima (senza offesa per la prof.), ma almeno leggerlo in compagnia è molto meglio di leggerlo a casa, da soli. Un’altra cosa positiva era che quando noi non capivamo una parola, chiedevamo alla professoressa, che ce la spiegava, e questo ci facilitava molto la comprensione.

Per prepararci, ognuno ha analizzato un capitolo, facendone il riassunto, aggiungendo cose importanti e parole particolari. La cosa peggiore era che dovevamo fare il meglio possibile perché la professoressa Ferro ci dava il voto!

Dopo settimane di duro lavoro siamo arrivati pronti alla gara finale, non stavo più nella pelle anche se non avevo tanta paura perché io mi ero preparato bene, avevo fatto la mia parte. Eravamo contro la 2^ A che aveva già partecipato alle Libriadi l’anno precedente.

La gara era iniziata, avevo la pelle d’oca, però non perché avevo freddo, ma per l’eccitazione. Anche se eravamo maggiormente preparati rispetto ai nostri avversari partimmo malissimo; si vedeva che anche i miei compagni erano molto eccitati.

A circa metà incontro la A aveva qualche punto di vantaggio. Il nostro capitano (Niccolò), che doveva scrivere le risposte e mostrarle ai giudici, cercava in tutti i modi di farci svegliare, e così fu! In due domande avevamo totalizzato una trentina di punti. Quando la gara era finita, mentre tornavamo in classe ero contentissimo anche se non molto soddisfatto. Infatti all’ultima ora arrivò la notizia del nostro secondo posto dietro alla 2^ C, noi avevamo totalizzato centodieci punti mentre i primi centoundici. Ci sono rimasto malissimo! Per un punto non andavamo in finale, ma ho capito che ci eravamo preparati benissimo e che la nostra prof. aveva utilizzato un ottimo metodo. Da questa esperienza ho imparato molte cose, ad esempio a rispettare l’avversario e a perdere, ma soprattutto a leggere un libro e ad analizzarlo. Non vedo l’ora di scoprire quale sarà l’argomento dell’anno prossimo.

Utilizzare una cosa che non tutti amano (leggere) e trasformarla in un divertimento, secondo me, è una cosa molto bella. Vi ringrazio per avermi ascoltato e di aver letto la mia esperienza.

Saluti.

Richard Otto

 

Cari lettori,

sono un’alunna di II D e scrivo questa lettera per raccontare a tutti l’esperienza che io e la mia classe abbiamo vissuto qualche settimana fa: le Libriadi. Si tratta di un concorso per classi in cui degli esperti pongono delle domande riguardanti un libro precedentemente letto a scuola. Chi risponde bene a più domande vince. Quest’anno noi abbiamo partecipato con “Oh freedom1”, che parla di alcuni africani schiavi negli Stati Uniti che tentano la fuga, riuscendoci. La lettura è cominciata circa a dicembre, e ogni sabato siamo andati in biblioteca, ci siamo seduti per terra e, una pagina a testa, l’abbiamo approfondita, non fermandoci alla storia superficiale, ma anche cercando i significati di alcune parole, parlando della prigionia, di come fu abolita, ma anche guardando sulla cartina il percorso di queste persone… In storia è stata studiata la schiavitù in America, rendendo, secondo me, questa materia un po’ divertente visto che, oltre al libro, abbiamo pure visto un film. Si intitola “Amistad” e narra la vita di alcuni schiavi, da quando vengono catturati a quando, grazie ad una avvocato, vengono liberati (si scatena la Guerra Civile tra stati americani del Nord e del Sud).

Durante la lettura di “Oh freedom!” ci sono stati momenti felici, divertenti, in cui i personaggi riuscivano a non essere trovati o cose del genere, e momenti tristi, in cui si scoprivano cose non molto belle oppure noi capivamo quanto potesse essere dura e terrificante la schiavitù.                                                                                                 Per prepararci alla gara abbiamo svolto dei “lavori sui capitoli”: la professoressa ci ha dato una traccia da seguire, in cui si doveva: riassumere la propria parte, descrivere i personaggi e i luoghi, scrivere le cose da ricordare e trovare i significati di tre parole difficili (devo ammettere che questa è stata la parte più noiosa, ma molto utile, infatti nessuno avrebbe potuto ricordarsi perfettamente tutto il libro!). Inoltre, qualche giorno prima della competizione, in classe, è stato segnato sulla lavagna il percorso che gli schiavi hanno usato per scappare, che poi abbiamo dovuto studiare.

Finalmente è arrivato il grande giorno. Il 23 marzo, alla terza ora, ci siamo recati in Aula Magna per gareggiare contro le altre seconde. Io ero molto agitata, ma anche un po’ preoccupata, perché  avevo sentito dire da alcuni miei amici che le Libriadi erano difficili, perché chiedevano tutti i minimi dettagli che non mi ricordavo. Ero pure curiosa, non avevo mai fatto una gara così e quindi non avevo idea di come potesse essere strutturata. Ma, soprattutto, speravo di vincere, di andare in finale alla Gran Guardia, ma… ne parlo dopo!

C’erano due specialisti che avevano preparato le domande; uno teneva il tempo e scriveva i punteggi e l’altro faceva comparire i quesiti sulla LIM e guardava se le risposte erano giuste. Mi metteva agitazione, continuava a battere la mano sul microfono e a dire che alcune domande, altre scuole, le avevano indovinate e invece noi no… secondo me poteva stare fermo… sarebbe stato molto meglio!

Quanto alla gara, era suddivisa in tre categorie: una con richieste riguardanti la storia (sui particolari, ovviamente!), la seconda sul lessico (completare delle frasi, scrivere delle definizioni) e la terza mista (vero e falso, definizioni ecc…).  Le risposte venivano scritte da un nostro compagno su una lavagnetta che, al termine del tempo, veniva alzata. Gli esaminatori guardavano cosa c’era scritto e decidevano se era giusto o no. Eravamo sotto pressione, infatti non potevamo esultare, parlare ad alta voce, sconcentrarci… Quando, alle 12:30 (dopo troppo tempo!!), il capoclasse è andato a vedere qual era la classe vincitrice, tutti eravamo col fiato sospeso. Dopo un po’ è entrato e, con la faccia un po’ triste, ha annunciato che avevamo perso di un punto (noi 110, gli altri 111). Subito si è sentito un “Noooo!!!” generale; a me è dispiaciuto molto, ci tenevo, ma soprattutto ero arrabbiata perché per colpa di una sola risposta, che non eravamo riusciti a dare per questione di tempo, non andavamo in finale. Tutto sommato, comunque, è andata abbastanza bene, soprattutto perché  ci siamo divertiti un mondo (almeno, io sì!) nonostante la delusione finale e abbiamo imparato molte cose, per esempio, come leggere in modo approfondito un libro e come lavorare in squadra (infatti ogni persona, anche quella che qualcuno credeva non sapesse niente, ha potuto dare il suo contributo e rivelarsi utile); il lavoro sui capitoli è servito in diversi casi.                                                                                                                                       Ritengo inoltre importante leggere un libro in gruppo perché tutti sono “costretti” a capire  la storia; l’idea della gara serve per far leggere tutti con uno scopo (cioè vincere) e quindi ad impegnarsi di più.

Mi sono divertita molto con questa esperienza e spero di riviverla.                                                                      Ho imparato molte cose (alcune di esse le ho già dette): lavorare in gruppo è molto utile, tutti si possono aiutare, leggendo un libro si può capire molto, argomenti di storia, fatti accaduti…, si possono collegare più materie come musica, inglese, storia, geografia… Ho capito come approfondire un libro, a non restare al significato superficiale, ho scoperto cosa succedeva in America e ho compreso che se anche un libro è realistico può lo stesso essere bello ( io preferisco i fantasy). 

Considero quest’esperienza molto utile a tutti, così si possono imparare le cose già dette capire che leggere è importante. Con questa attività didattica si possono imparare alcune cose senza “studiare” molto.

Vi ringrazio per l’attenzione   

Sofia Zandonà       

 

Cari lettori,

vorrei raccontarvi dell’ esperienza che ho vissuto, le “Libriadi”e di tutto il lavoro di preparazione.

Tutto è iniziato quando ci hanno consegnato i libri, insieme alla professoressa abbiamo cominciato a osservare la copertina, era particolare, c’erano dei disegni, uno raffigurava delle manette e l’ altro un bambino tutto blu con dei puntini gialli (cielo e stelle, come sfondo)e c’ era anche un titolo verde, “Oh freedom!“. All’inizio non riuscivamo a capire di cosa parlasse, ma comunque non vedevamo l’ ora di leggerlo. Insieme fu deciso che il sabato si sarebbe letto il libro, all’ultima ora, dopo storia. Il primo sabato, e tutti gli altri, siamo andati in aula biblioteca e abbiamo cominciato la nostra lettura, spesso interrotta perché alcuni compagni non conoscendo il significato delle parole chiedevano alla professoressa oppure perché venivano assegnati a noi ragazzi alcuni nomi importanti da ricordare; dopo ciò si riprendeva la lettura. Da questo libro ho imparato molto riguardo alla storia, ad esempio che a quell’epoca c’erano delle persone che non erano libere, erano schiave; anche che l’America del Nord era contro la schiavitù, e quella del Sud era favorevole. Per capire meglio abbiamo visto anche un film, “AMISTAD”, che racconta la storia di una persona che viene catturata, portata via dal suo villaggio, resa schiava per lavorare nelle piantagioni e infine per mezzo di un processo in un tribunale liberata e riportata a casa sua. Questo film, anche se alcune scene erano un po’ forti, è stato bello perché mi ha fatto capire cosa vuol dire essere schiavo.

Non finì qui, eravamo solo a metà del lavoro, mancava lo studio dei capitoli. Infatti per prepararsi meglio la professoressa ce ne ha assegnati due, io avevo il secondo e il diciannovesimo; a casa dovevamo rileggerli, riassumerli, cercare le parole nuove e le cose da ricordare (canzoni, personaggi,…) .Dopo qualche giorno, precisamente il 23 marzo ci fu la gara; eravamo tutti agitati, tanto che prima di scendere in aula magna per partecipare, ci mettemmo tutti seduti in classe a ripassare ognuno la sua parte.

Appena la competizione cominciò, io e la mia classe, con “ capogruppo” Nicolò, ci mettemmo seduti in cerchio e molto concentrati ascoltammo le regole per circa dieci minuti, dopodiché iniziarono a farci delle domande, alcune molto semplici, altre difficilissime.

Eravamo anche abbastanza bravi, perché rispondevamo giusto tante volte, soprattutto quando ci rivolsero un quesito a cui quasi nessuno di noi sapeva dare una risposta; Tommaso si alzò e cominciò a dettarla in modo corretto a Nicolò, con questa acquistammo ben sedici punti; eravamo tutti super contenti!Mi ero divertita tantissimo, anche se purtroppo abbiamo perso, per un solo punto, però secondo me l’importante è stato partecipare.

Questa per me è stata un’esperienza bella e indimenticabile, perché è stato un modo per collaborare. Non solo, ho imparato anche ad analizzare un libro nel dettaglio; mentre prima lo leggevo ad esempio senza soffermarmi sulle parole sconosciute. Secondo me è giusto proporla agli alunni perché ti insegna che tutti nel gruppo possono dare un contributo molto importante.

Tanti saluti

Bombieri Valentina

 

Secondo me partecipare alle Libriadi è un’esperienza molto bella che tutte le classi dovrebbero fare perché rafforza molto i rapporti tra i compagni: c’è gioco di squadra e ci sosteniamo se qualcuno non sa qualcosa.

Giorgia Mori

 

Secondo me è giusto che gli insegnanti propongano agli alunni questa esperienza, perché ci fa studiare, ci fa divertire e anche quella persona che se ne sta sempre in disparte può essere utile alla classe.

 Davide Farina

 

Andavamo in aula lettura tutti i sabati alle ultime ore a volte il lunedì alla quarta ora per leggere il libro delle Libriadi. Subito non mi resi conto di quello che stava succedendo, poi, man mano , mi abituai all’ idea e presi parte alla situazione. Il libro non era niente male! A me sono sempre piaciute le storie di schiavi e quindi non fu difficile apprezzare il racconto.

Sofia Menegazzi

 

Le Libriadi sono una bella esperienza perché non bisogno leggere un libro da soli ma in compagnia e impari ad analizzare il libro come non si sarebbe mai fatto da soli a casa. La gara finale è soprattutto una soddisfazione, secondo il mio punto di vista, perché se si vince sai che il tuo aiuto è stato fondamentale per la classe

Lorenzo Lorenzetti

 

Spero che si ripeterà questa bellissima esperienza e che i libri siano ancora su questo argomento, così se qualcuno avesse una cattiva opinione delle persone di colore, potrebbe cambiarla e sapere cosa hanno sofferto.

Tommaso Dalla Torre

 

La scuola dovrebbe proporre le Libriadi anche ad altre classi perché si lavora in gruppo e chi spesso sta in disparte può rendersi utile agli altri.

Sara Filipozzi

 

Mi è piaciuta questa esperienza perché ci hanno insegnato ad analizzare un libro, ci siamo preparati insieme per una gara, anche se purtroppo non abbiamo vinto! E' stato brutto perdere per un punto, ma bello partecipare e raggiungere un ottimo punteggio! Mi sono divertita alla gara, perché abbiamo partecipato tutti insieme e abbiamo dato tutti almeno una risposta; è stata la cosa più divertente a scuola degli ultimi anni.

Khadija Drame

 

La grande esperienza delle Libriadi, per me, è stata molto bella perché, oltre al significato stesso del libro, si imparano tante altre cose tra le quali come leggere nel dettaglio un libro stando attenti ai particolari!Oltre a ciò, la nostra classe,in questa esperienza, ha dimostrato lo spirito di una vera squadra! Ovviamente senza scordare la bellissima ed eccitante sfida contro le altre classi!

Giorgia Dal Dosso

 

Ogni sabato all’ultima ora, andavamo in aula di lettura a leggere le pagine del libro sdraiati su dei comodi e morbidi cuscini, dopo una giornata faticosa di scuola. Leggevamo una pagina alla volta con molta calma e per ogni parola non capita la nostra professoressa ci spiegava il significato…davvero bello!

Francesco Cariello

A me questo libro ha insegnato la crudeltà di noi esseri umani.  Riflettendo mi viene in mente che un giorno passeggiando con  mio papà abbiamo incontrato una persona di colore e quest’ultima           ha salutato mio papà dicendo:” Ciao capo”…e io ho ripensato a tutti gli schiavi e al loro dolore.    

Sara Mattuzzi

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